A Creta c’è un villaggio che si chiama Anòghia. In alto, sul mitico monte Ida, nel centro dell’isola, dove il turista medio invadente e chiassoso arriva di rado. Anòghia è simbolo della fierezza isolana, quella che non si è mai piegata nei secoli alle continue invasioni e che per questo ha patito infinite rappresaglie, anche quella terribile nazista. La notte del 20 maggio del 1941 piovvero dal cielo 3000 paracadutisti alla conquista dell’antica terra di Minosse, un’azione di guerra spettacolare e micidiale.

Anòghia è chiamato per questo il villaggio delle vedove per i tanti lutti subiti, ma è anche il luogo della grande tradizione musicale cretese, quella della lira e del liuto, dei cantori di lunga tradizione tramandata per generazioni, come quelli della famiglia Xilouris che ancora cantano come fossero aedi omerici. Siamo giunti ad Anòghia dopo giorni di viaggio in cui siamo rimasti incantati dall’eleganza senza pari dei resti lasciati da una lontana popolazione che gareggiava in bellezza con le civiltà mesopotamiche e dell’Egitto faraonico. Anche se molte volte distratti dalle storture del turismo di massa che a Creta è fatto di brutti e troppi complessi alberghieri, infiniti negozietti che vendono tutti le stesse cose, mucchi di persone scaricate da navi crociera grandi come palazzi, noi siamo sempre riusciti a rimanere in contatto con la vera essenza delle cose, percependo lo spirito dell’isola tra le enormi giare del palazzo di Festòs o gli ulivi secolari di Gòrtina, attraversando la fertile pianura di Mesarà traboccante di alberi da frutta, o osservando commossi il sorgere del sole e l’alba dalle dita rosate. Anche ad Anòghia, tra i cafenìon e le taverne dai tavolini distribuiti in maniera disordinata nella piazzetta principale, l’unica che c’è, abbiamo percepito il fascino autentico, fortissimo, dell’isola. Un antico e semplice pasto fatto di agnello al forno ci ha reso improvvisamente felici, in completa sintonia con quanto ci circondava, come fossimo stati lì da sempre. Yamàs! Salute! In alto i calici di squisita grappa locale. Siete italiani ? Si vede, siete come amici. A presto! Tornate a trovarci! Tra noi anche Adalberto. Ciao amico, la tua anima vola nel cielo di Anòghia, sul monte Ida.

“Le montagne guardano le altre montagne, così gli uomini si riconoscono incontrandosi”
V. Capossela, Tefteri, il libro dei conti in sospeso