Non è una stazione della metropolitana qualsiasi quella di San Giovanni, inaugurata (finalmente) la scorsa primavera e subito ribattezzata la “Stazione-Museo”. Per i passeggeri diretti verso la periferia sud di Roma, anche per quelli più distratti e mal disposti dal vivere quotidiano, “prendere la metro”, come si dice a Roma, può trasformarsi in uno straordinario viaggio nel tempo, anzi di una discesa fisica dentro la storia tra reperti archeologici, pannelli colorati e video esplicativi (anche in inglese!); il passaggio tra un piano e l’altro della stazione è scandito sulle pareti dall’affascinante misurazione temporale di tutte le fasi storiche e le attività umane che si sono succedute per secoli, e per 30 metri, in quel particolare punto della città, dai nostri giorni fino all’età preistorica: il “righello stratigrafico”, per dirla con l’archeologo.

La stazione è la prima a Roma – ma non certo la prima in Europa – concepita secondo i più moderni criteri di allestimento di tipo museografico/archeologico: una selezione di importanti reperti provenienti dagli scavi che hanno interessato in questi anni la realizzazione della linea di metropolitana sono stati restaurati ed esposti con intelligente criterio scientifico all’interno della stazione stessa con lo scopo far percepire nettamente al viaggiatore il senso dell’attraversamento della storia, in modo spaziale e temporale. Sono tre i piani di questa stazione per i quali è stato necessario scavare fino a quasi 30 metri sotto il livello del suolo moderno, fino al cosiddetto paleo-suolo, dove la presenza dell’uomo non si è mai manifestata, di molto precedente alla fondazione di Roma. Ne è emerso un quadro storico e ambientale sorprendente, un sito complesso e pluristratificato di circa 3.000 mq, rimasto nascosto per secoli e anche millenni: prima dell’attuale massiccia e brutale urbanizzazione la zona era un’area caratterizzata da alture e valli dove scorreva l’acqua in abbondanza, e il rinvenimento di un sistema di tubature di un impianto di irrigazione di prima età imperiale lo testimoniano così come i resti di una grande azienda agricola che si estendeva ben oltre i confini del cantiere di scavo, proprio sotto l’inferno del quotidiano traffico di piazza San Giovanni. In fondo al percorso, praticamente in corrispondenza delle banchine dove passano veloci i nuovi vagoni automatizzati (!), al posto dei magazzini COIN, l’area era una verde savana circondata da acque lacustri e frequentata anche dagli elefanti, 450 mila anni fa.

Certo rimaniamo perplessi nel considerare che il tracciato di questa nuova, e certamente utilissima, linea di metropolitana attraversa zone archeologiche di straordinaria importanza, su tutte i Fori Imperiali, generando disagi e distruzioni, ma è anche vero che forse questo è il prezzo da pagare alle inevitabili esigenze della modernità. Se poi tali distruzioni vengono affrontate con il giusto “rispetto”, innanzi tutto seguendo tutti i criteri dell’indagine scientifica e adottando soluzioni intelligenti al problema della conservazione dei rinvenimenti e, soprattutto, della loro fruizione, forse la stazione della Metro C “San Giovanni” potrà rappresentare per Roma una pietra miliare per il futuro, in attesa dell’apertura della stazione di via Amba Aradam che, ci dicono, sarà ancora più spettacolare.

di Gabriele Rossoni