In un assolato e freddo pomeriggio di inverno il suono scoppiettante e monotono dei motori delle imbarcazioni dei pescatori riempie il silenzio rasserenante del porto di Trani. Alcuni abitanti e i gestori dei vicini ristoranti si ammassano con ordine attorno alle cassette del pesce appena pescato e offerto, ancora vivo, al pubblico a prezzi decisamente convenienti. La cattedrale, accesa di rosa dalle luci del sole del tramonto, domina bellissima il panorama, ultimo baluardo architettonico davanti al mare e ai Balcani. E noi passeggiamo lenti e tranquilli, rapiti da questo scenario antico… pensando erroneamente di vivere un’anomalia fuori dall’ordinario, ma sbagliamo, e di molto, poiché l’anomalia risiede oramai nel nostro stile di vita subìto al limite della vivibilità, tra targhe alterne, metropolitane mai finite e inefficienti, immondizie straripanti e automobili imparchegiabili.

L’Italia più vera, quella che abbiamo incontrato per alcuni giorni di dicembre in Puglia, è invece il secolare risultato del connubio armonioso tra le infinite e straordinarie testimonianze della nostra storia e della nostra arte con la natura materna in cui esse sono collocate. E in questi anni il miracolo dell’incontro con la nostra Terra si è verificato tante volte, tra i vigneti di Montefalco, nei vicoli medievali di Fabriano, tra le agavi dell’isola di Mozia o tra il nobile fasto decaduto delle settecentesche ville di Ercolano. In questa ricerca dell’Italia vera, bellissima, commovente, che sempre più in futuro andremo a sviluppare, tante persone ci hanno seguito e tante ne abbiamo incontrate. E dopo ogni ritorno rimane forte in noi la consapevolezza che il tesoro in cui viviamo, unico, variegato e inimitabile, può rappresentare la risposta più netta del nostro Paese a un mondo che vuole essere troppo globale e uniforme.