Io amo l’Africa, chi mi conosce lo sa bene e chi ha viaggiato con me lo percepisce subito…il mio collega e amico e compagno di tanti viaggi indimenticabili Marco Mancini sostiene che in Africa il mio sguardo cambi e si illumini non appena metto piede in questa terra meravigliosa! L’Africa, quella vera, secondo me ha un odore particolare, che ti inebria e che riconosci non appena cominci a scendere le scalette dell’aereo, che necessariamente atterra nella capitale del paese che hai scelto di esplorare. Ma è specialmente lungo le sue strade, o meglio le piste, che tagliano i suoi immensi territori che questa “vergine nera” non può non sedurre il viaggiatore occidentale. Le strade africane sono strade polverose, disagevoli, interminabili, a volte pericolose, ma sono anche percorsi che svelano realtà ambientali diversissime e paesaggi spettacolari, che tagliano villaggi e mercati. E soprattutto è lungo queste strade che si creano inaspettate occasioni di incontri, di ospitalità, di facili amicizie, perché la vita degli africani si svolge lungo le strade, il traffico “pedonale” è straordinariamente intenso: gli africani camminano, sono un popolo in marcia…per raggiungere il villaggio dove si svolge il mercato, la scuola, per raggiungere un pozzo. È un aspetto che mi ha sorpreso la prima volta che sono stata in questo continente e che non smette mai di affascinarmi, quando sembra che la strada sia deserta e improvvisamente riempiono la strada senza che tu possa capire da dove siano arrivati, e cominciano a camminare. I bambini sono speciali in questo, un attimo prima non c’erano e d’incanto li vedi spuntare dappertutto: vengono da una capanna di terra o di lamiera che si nasconde dietro una collina o dietro una fila di acacie, lasciano il gregge che stanno accompagnando, saltano su dall’argine e s’inerpicano sulla strada.

L’Etiopia è uno dei segreti meglio custoditi del continente africano. L’immagine di una terra desertica, patria di guerre e di carestie lo rende un Paese spesso ignorato dalle mappe turistiche, indifferente a coloro che neanche immaginano le sue attrattive storiche, etnografiche e naturalistiche.

Anche se povera materialmente l’Etiopia conserva uno straordinario e complesso patrimonio culturale: dalle suggestive chiese di Lalibela, ai castelli di Gondar, alle più antiche testimonianze archeologiche nell’Afar e nella Rift Valley, alle rovine del regno di Aksum, ai santuari rupestri del Tigray. Ma ciò che seduce di più è come la sua identità culturale sia rimasta pressoché inalterata nel corso dei secoli, quasi incontaminata dagli influssi esterni. Il suo naturale isolamento dovuto alla stessa conformazione geografica dell’acrocoro etiopico, unito alla tradizione della sua indipendenza politica (l’esperienza coloniale italiana fu decisamente aleatoria) ha preservato in maniera straordinaria la cultura locale. L’Etiopia ha conservato la propria lingua con il proprio alfabeto, ha un proprio calendario e un sistema per il trascorrere del tempo, ha la propria chiesa, quella che essi stessi amano definire “un’isola cristiana in mezzo al mare islamico”, la sua gente oltre il proprio cibo e le proprie bevande ha soprattutto conservato la propria spiritualità. La sua gente, è questa la ricchezza principale dell’Etiopia, un popolo che continua a trascorrere la sua vita come è stato per millenni, apparentemente incurante del mondo moderno. Nonostante sia un popolo di sopravvissuti, alle guerre, alle terribili carestie, ai soprusi di un potere vessatorio, corrotto e arbitrario, alla mancanza di sicurezze, la gente etiope continua ad avere voglia di sorridere e a considerare le relazioni umane come la cosa più importante.

Non vi stupite dunque se in Etiopia una simpatica chiacchierata può risolvere molto più di una grande arrabbiatura.