Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso il profumo e le spine tutte quante.
(Hafez ,1315-1390)
Se nel vostro immaginario, nella vostra fantasia che spesso fa voli pindarici, doveste pensare ad un luogo fiabesco dove andare a scoprire con gli occhi stupiti paesaggi e architetture incantevoli, inchinandovi commossi di fronte alla storia che vi dimora da millenni, allora bisogna necessariamente seguire il consiglio di Hafez : “ … rosa in un angolo di mondo”, ovvero la Persia, il paese che ispira tutta la sua poesia e il suo amore.
Se preferite chiamatelo Iran, come ufficialmente avviene dagli anni Venti del ‘900 per volontà dello Scià, in modo che si riconoscesse il nome più corretto e completo che individuasse “la terra di tutti gli Ariani”. Il poeta Hafez, che oggi è seppellito nei meravigliosi giardini alberati di Shiraz, vero e proprio Dante Alighieri della cultura del Farsi, è il vate della letteratura persiana e che con Sadi, altra immensa figura, è il cantore che invita alla scoperta della sua terra. Questo invito è stato accolto durante la storia da milioni di persone, da sempre e prima di tutto da coloro che si sono incamminati lungo la Via della Seta, che proprio in Iran aveva il più importante punto di scorrimento e di penetrazione verso le regioni più estreme dell’Asia. Meravigliose architetture, coloratissime cupole, urbanistiche strabilianti e modernissime: esplode ai nostri occhi il Rinascimento dei Safavidi, che fecero di Esfahan la capitale di un impero e la chiamarono “l’altra metà del mondo”, e della Persia intera, vero punto di irradiamento del gusto e della supremazia culturale e scientifica dell’Asia. Qui vennero fondate le basi dello Sciismo, che ancora oggi fa dell’Iran il paese di maggiore concentrazione di fedeli di questa corrente musulmana e in cui, come si sa, vige una Repubblica Islamica basata proprio sull’osservanza sciita.
Marco Polo, nel suo mitico viaggio, annotò i suoi transiti ed esperienze nelle grandi città dell’altopiano iranico, sostando nei caravanserragli della Via Reale allora disseminati ovunque lungo il deserto ai lati della strada antica già di milleottocento anni all’epoca del grande veneziano: Yazd, Kashan, Nayn, citate nel Milione, opulente per ricchezza e grandezza e sedi anche delle nascenti banche, gravitavano lungo il percorso della Cina e della seta. La seta, vero motivo per cui i Romani si scontrarono e rivaleggiarono per secoli contro i Parti e tanti ne morirono, tra i più grandi, da Crasso all’imperatore Valeriano, che in Iran fu sconfitto e clamorosamente imprigionato e ucciso.
La Persia oggi, finalmente, si riapre al mondo, dopo un periodo politicamente difficile, aggravato da embarghi e limitazioni, e torna subito ad essere una destinazione obbligata del mondo. In Iran oggi si può cogliere più che in qualunque altro luogo islamico, l’essenza di una religione che parla di fratellanza basata su un’identità autentica e rispettosa, mitigata certamente anche dalla nobiltà di un popolo, quello Farsi, erede di una storia che è molto più antica degli Arabi, custode della propria assai variegata diversità che emerge inaspettatamente con toni morbidi e seducenti. L’ospitalità traboccante delle persone costituisce una sorpresa inattesa da parte di chi si avvicina a questo mondo per la prima volta, dove gli ingenui preconcetti di partenza si sciolgono nel paese dove la regola è il sorriso e la curiosità, discreta e accattivante, verso lo straniero o il turista. Civiltà e accoglienza sono le parole ricorrenti nelle bocche degli uomini e delle donne iraniane, bellissime; civiltà e fierezza a presidio di 7000 anni di storia nel ruolo di guida e faro di nazioni. Il ruolo che fu anche di Persepoli, il santuario imponente di pietra che alto e stupefacente lo vedi svettare sui suoi venti metri di massicciata e sostruzioni, a dominio del più esteso impero della storia. L’eco delle parole di Erodoto sulle guerre e il terrore dei Greci di fronte al gigante e ancora le gesta gloriose di Alessandro Magno, sono qui eterne, nei luoghi in cui la storia si compì e dove ancora oggi si possono ammirare, splendidamente.
La Persia è la terra in cui l’uomo con la sua abilità e intelligenza ha saputo sviluppare tecnologie costruttive incredibilmente efficienti per riuscire ad abitare in territori apparentemente inospitali. Così si spiega la nascita di una civiltà millenaria sin dal V millennio a. C., testimoniata dalle miriadi di siti archeologici che si incontrano lungo il cammino, tra distese aride incise dai monti degli Zagros. Paesaggi lunari, dove tuttavia l’acqua è inspiegabilmente ovunque, quasi non si sappia da dove arrivi in tutto quello spazio sterminato. Eppure c’è, per alimentare i sontuosi e leggendari giardini persiani: è il miracolo dei quanat, una prodigiosa rete di canali sotterranei che si scavano sin dall’epoca di Ciro il Grande, altro immenso protagonista di questo nostro viaggio, fondatore dell’Impero Achemenide. Ancora oggi i quanat con i loro duecentomila km di canali, provvedono allo scorrimento e alla diramazione dell’acqua pedemontana in ogni angolo del paese.
Hafez dunque, da principio, aveva dato il giusto consiglio, colto ancor di più oggi da tutti coloro che stanno facendo dell’Iran la meta primaria di un turismo dagli alti contenuti culturali, scoprendo le contraddizioni di un paese dove niente è scontato e tutto, in ogni istante, può lasciare stupefatti.
Le ragioni di un viaggio in Iran sono quindi certamente molteplici, fino al punto di perdersi per la varietà e l’interesse degli argomenti che emergono lungo il cammino, ma la ricchezza profonda di una simile esperienza umana, vissuta internamente, in Persia ha dell’impagabile.