In contemplazione continua della pura bellezza, questo è il coinvolgimento emotivo che ancora scaturisce dal viaggiare nelle regioni della Grecia classica, come davanti al frontone del tempio di Zeus a Olimpia, semplicemente perfetto. La Grecia, la nostra Grecia direi, il luogo dove tutto è cominciato e dove i primordi della civiltà moderna si colgono nitidi e cristallini, ci ha nuovamente colpiti lo scorso settembre, durante un viaggio dedicato al Peloponneso dove per una settimana siamo stati sopraffatti della grandiosità di luoghi come Micene, Corinto, Sparta, Epidauro, Olimpia.
La suggestione che suscita la visita delle città dove regnarono Agamennone e Leonida, o di santuari dove, circondati da una natura ancora oggi soave, si svolgevano giochi panellenici o pratiche mediche per noi incredibilmente moderne, è immensa. E questo vale anche per un’infinità di tanti altri luoghi distribuiti nel variegato territorio greco, tra isole e continente, in Macedonia come a Creta, in Attica come nel Dodecaneso.
Eppure i Greci moderni, custodi di questo patrimonio immenso assolutamente unico e inimitabile, sembra non abbiamo idea, e ancor più volontà, a valorizzarlo nel modo adeguato, pur avendo la possibilità di elevare il loro territorio a polo attrattivo della cultura mondiale.
E così la proposta turistica del paese, da quarant’anni, dal dopo Colonnelli per intenderci, tende a essere sempre la stessa, ancorata essenzialmente all’immagine pittoresca dell’Acropoli illuminata di sera o alle casette bianche di Mikonos; e l’offerta enogastronomica per il turista medio, quello stagionale motivato soprattutto dal bel mare, è mediocre anch’essa, immobilizzata senza scampo al souvlaki e alla moussakà. Eppure la Grecia non sarà magari una terra di cucine sopraffine, come la Francia o la nostra Italia, ma la varietà del suo territorio si potrebbe cogliere esattamente anche nel cibo, mescolanza di tradizioni balcaniche e ottomane. Così come vario è il vino e le qualità di olio.
Oltre alla gita da tempo codificata e massificata, quella delle due ore scarse a Olimpia o a Epidauro per stuoli di croceristi assediati da negozietti di souvenirs veramente brutti, in Grecia c’è molto altro. E allora da Sparta si scavalca il mitico Taigeto attraverso strade antiche e panoramiche e si raggiunge Messene, un sito archeologico straordinario che domina la grande vallata di Kalamàta, un immenso uliveto; oppure percorrendo strade scoscese, in cima a un monte, si raggiunge a Bassae un tempio dorico dedicato ad Apollo, quasi integro e per questo importantissimo e protetto dalle intemperie da un enorme tendone; e a Nemea, in mezzo a preziose coltivazioni di vite, si trova il sito perfetto, grazie alla volontà di un archeologo americano e al mecenatismo della californiana (!) Berkeley University.
Ai primi di ottobre Associazione Flumen ha partecipato al TTG di Rimini, forse la fiera più importante in Italia dedicata al turismo, invitata dal corrispondente greco Panhellas a presentare al pubblico i suoi viaggi archeologici. La risalita economica e qualitativa di questo paese deve passare necessariamente anche attraverso una totale rivisitazione della propria offerta turistica, scuotendosi di dosso l’invincibile e autolesionista indolenza levantina. Oggi, purtroppo, gran parte del Mediterraneo orientale è infrequentabile per gravi motivi politici, e per la Grecia questa è veramente una grande occasione.